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tumore della prostata

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EPIDEMIOLOGIA
La neoplasia prostatica è attualmente la neoplasia solida più frequente nell’uomo, escludendo il tumore del polmone. Il fattore primario di rischio è l'età. Il tumore della prostata è raro negli uomini al di sotto dei 45 anni, ma diventa più comune con l'avanzare dell'età (l’età media al momento della diagnosi è di 70 anni). Altri fattori rivestono un ruolo importante nell’insorgenza di questa patologia come la familiarità, la dieta (un elevato apporto di vitamina E (reperibile nei vegetali a foglie verdi), di licopene (presente nei pomodori)e di acidi grassi omega-3 (reperibili nei pesci a carne grassa come il salmone) sembrano essere fattori protettivi), la razza e lo stile di vita.


DIAGNOSI

La diagnosi di neoplasia prostatica è più frequentemente incidentale, essendo tale patologia asintomatica nella maggior parte dei casi. Per tale motivo è consigliabile sottoporsi dopo i 50 anni ad una esplorazione rettale (procedura minimamente invasiva che consente di valutare le dimensioni, la forma e la consistenza della prostata) e ad un esame ematochimico volto a valutare il PSA, l’Antigene Prostatico Specifico. Livelli di PSA sotto 4 ng/mL (nanogrammi per millilitro) sono generalmente considerati normali, mentre livelli sopra i 4 ng/mL sono considerati anormali. Tuttavia i livelli ematici di PSA possono variare per molteplici ragioni diverse dal tumore (principalmente ipertrofia prostatica benigna e prostatiti). Per tale ragione, di fronte ad un valore di PSA elevato è necessario sottoporsi ad esami diagnostici più invasivi, il principale dei quali è la biopsia prostatica trans-rettale sotto guida ecografica. Con essa si ottengono campioni di tessuto dalla prostata tramite i quali è possibile determinare la presenza di cellule tumorali all’interno della ghiandola.


TRATTAMENTO

Una volta diagnosticata una neoplasia della prostata i trattamenti disponibili attualmente sono molteplici: l'osservazione in assenza di trattamento, la chirurgia, la radioterapia, gli ultrasuoni focalizzati ad alta intensità HIFU, la chemioterapia, la criochirurgia, la terapia ormonale, o una combinazione di queste. Attualmente il trattamento standard è l’intervento chirurgico che consiste nell’asportazione completa della ghiandola prostatica, delle vescicole seminali ed eventualmente dei linfonodi loco-regionali. L’intervento, nella maggioranza dei casi, è curativo in presenza di malattia localizzata ma non scevro da complicanze come l’incontinenza urinaria e la disfunzione erettile. L’eiaculazione viene perduta in ogni caso. Tuttavia, grazie alla tecnica nerve-sparing che preserva i nervi deputati all’erezione, la  maggior parte dei pazienti sottoposta a tale intervento recupera rapidamente sia la continenza urinaria sia la propria funzione erettile.


FOLLOW-UP

Dopo il trattamento è necessario comunque effettuare controlli periodici del PSA al fine di identificare eventuali riprese di malattia. In caso di rialzo del PSA post-trattamento esistono diversi tipi di approccio terapeutico, come una radioterapia locale, un trattamento ormonale o una combinazione tra essi.


PROGNOSI
La prognosi dei pazienti affetti da neoplasia prostatica è in continuo miglioramento negli ultimi anni, sia da un punto di vista oncologico che funzionale. Gli indicatori prognostici più importanti sono lo stadio di malattia, i livelli pre-terapia di PSA e l’indice di Gleason. Sono attualmente disponibili alcuni algoritmi ,detti nomogrammi, volti a predire la prognosi di malattia. Tali strumenti sono attualmente utilizzati sia per stabilire l’approccio terapeutico individuale migliore che per effettuare una stima dell’aggressività della malattia.



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